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Storie di Parkinson

La Storia di Edy

Mio padre si è ammalato di morbo di Parkinson quando era ancora piuttosto giovane, io avevo circa 1 anno e mezzo. Ricordo che all'inizio ha scritto ai migliori neurologi e si recava spesso a Roma al Policlinico Gemelli e poi a Pisa per dei tentativi di cura. Poi stava sempre peggio e non era più facile spostarsi, oltretutto aveva constatato che era piuttosto inutile visto che non esisteva alcuna cura che lo potesse far guarire.

E' morto dopo circa 26 anni di malattia. Ha vissuto tutti questi anni con grande dignità, non si è mai lamentato, non si è mai spazientito, a quanti gli chiedevano come stai rispondeva sempre "bene"; conosco perciò la sua malattia solo da ciò che vedevo esteriormente. Sono stati anni difficili per tutta la famiglia, soprattutto ci spaventavano le cadute, per me traumatiche. Mi hanno afflitto molto anche il senso di impotenza nel non poterlo aiutare più di tanto e una profonda tristezza ha accom! pagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. E' stato il mio primo pensiero al risveglio e l'ultimo prima di addormentarmi. L'ho amato profondamente non perché era malato fisicamente ma perché era il più sano di tutti mentalmente e psicologicamente, insomma come essere umano. Nonostante gli impedimenti della malattia è stato un "padre" nel senso pieno del termine per me e le mie sorelle. Ci ha insegnato a vivere, anche nelle situazioni più difficili, ci ha insegnato a trovare gioia e serenità interiore anche durante le tempeste della vita, pensando al suo esempio trovo la forza di affrontare ogni cosa. Mi ha lasciato davvero una bella eredità! Se scrivo qui è per condividere questa eredità con quanti vorranno dedicare qualche minuto a leggere quanto ho scritto, spero che sia in qualche modo utile a malati e familiari, che comprendano che si può trovare la serenità, la gioia, l'armonia e l'amore anche in situazioni difficili come quelle cui questa malattia sottop! one e che essa, se si riesce a viverla nel modo giusto, può i! n qualche modo anche divenire un’ “occasione” di crescita interiore. A chi si trova in questa difficile situazione auguro di non perdere mai la speranza e mi sento vicina col cuore a tutti coloro che ne soffrono come se fossero tutti “mio padre”.

 

 

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